PEZZI DI STORIA: ALEX

Ho uno strano e brutto vizio: ricordo. Già, io ricordo, come fanno tutti del resto, però a me piace ricordare il passato quando non sto bene e questo è un vizio che prima o poi dovrò togliermi se non voglio restare impantanata nei giorni trascorsi e ormai perduti…negli sguardi, nelle persone, nelle capriole nell’erba alta e nelle frasi che hanno lasciato il tempo trovato. Sono una persona fragile, emotiva, instabile. Perchè mi ostino sempre a voler dimostrare il contrario? forse per proteggermi, ma non funziona mai. La vera “me” viene fuori sempre o quasi e io ne soffro…dio, come odio spogliarmi delle maschere in momenti e luoghi poco opportuni, spogliarmi dei guai e dei tremori di una vita non facile non mi riesce mai. Sono i ricordi che fregano e a me fregano particolarmente. Succede che in un preciso periodo non tutto è come dovrebbe, o per lo meno come io vorrei che fosse, e mi abbandono alle immagini degli anni addietro come se potessi tornare a viverli, ma non è così! non lo è, fattene una ragione. I tuoi sedici anni sono andati ormai…sono andate le feste dove potevi ubriacarti fino a non reggerti in piedi, sono finite le estati che duravano tre mesi, la musica non è più così tanto alta, i tacchi hanno perso centimetri e le scappatelle non sono ammesse ora. Ora che sei nel casino più di quanto lo eri prima.

Ci sono anche ricordi brutti, ma quelli li lascio sempre indietro. Ci sono ricordi che non dovrei neanche aver il coraggio di raccontare e che la maggio parte delle persone considererebbe malati, esagerati, e storgerebbero la bocca in una sorta di smorfia. Ero agitata, ero libera, sorridevo spesso e spesso non pensavo a quello che stavo facendo…ma ero anche una ragazzina irresponsabile e un po’ pazza, di quelle che non le tieni alla corda neanche se ce le impicchi. Sorrido quando ripenso a quei tempi neanche troppo lontani e forse mi viene anche da dire “menomale che non sono più così”, però quella sensazione che mi avvolgeva e nello stesso tempo mi annebbiava io me la ricorderò sempre, sempre.

Ricorderò quegli occhi e quello sguardo di quel tipo più grande che mi veniva a prendere sotto casa in macchina mentre io ancora viaggiavo per le colline in motorino senza specchietti e parabrezza. Lui era e rimarrà sempre uno dei pensieri migliori. Eppure non andavamo d’accordo, lui era Capricorno e si sa la mia avversione per questo segno, avevo sempre incontrato persone poco raccomandabili e ne avevo fatto di tutta l’erba un fascio. Lui era la famosa eccezione che conferma la regola. Ci incontrammo per la prima volta grazie ad un amico in comune che, chissà come, era finito a gironzolare per il mio paese e aveva attirato l’attenzione mia e di quella che a quei tempi era una delle mie più care amiche. Si fermò con la macchina un giorno che io e Sara eravamo ad aspettare l’autobus e ci chiese dove stavamo andando. Sara fu subito colpita da quel ragazzotto un po’ tarchiato e super biondo, io non riuscivo a fidarmi. Stavo con una persona e, nonostante la mia relazione fosse agli sgoccioli, non mi andava di dare confidenza ad altri. Poi però scorsi sul sedile del passeggero un paio di occhi e due labbra come non se ne vede spesso in giro. Il battito accelerò, le mani iniziarono a sudare e non feci nemmeno in tempo a dire di voler tagliare corto che ci ritrovammo in un parco a parlare. Cavoli, i colpi di fulmine…Lui si chiamava Alex e io ero già persa.

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[continua…]

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