Viaggio al centro dei pensieri

A volte mi capita di sedermi in giardino, accovacciarmi sullo scalino di mattone rosso, guardare il grande ciliegio che pian piano fiorisce o sfiorisce a seconda della stagione e che lascia piovere i suoi petali bianchi. Mi capita di alzare gli occhi al cielo come di routine per squadrare le nuvole in cerca di forme geometriche, fissarmi nel vuoto di qualche pensiero e sentirmi stupida. Capita spesso a dire il vero, sia l’una che l’altra cosa…fermarmi a pensare lasciando che il vento mi accarezzi è il motore che muove le mie giornate e i miei testi, sentirmi stupida è un “must” quando rifletto sulle persone.

Che siano quelle che ho accanto, quelle che ho perduto, quelle che mi mancano o quelle che ho volutamente escluso dalla mia vita, la vocina interiore è sempre pronta a dirmi “scema, sei una scema”.

E forse lo sono.

A chi non è mai capitato di voler tornare indietro nel tempo per cambiare o rimediare qualcosa? A me succede un giorno sì e l’altro anche, pur sapendo che ciò che sono oggi lo devo al mio ieri. Solo che sono una tipa riflessiva, pignola e critico me stessa in un  modo impressionante…peccato che succede sempre dopo aver fatto o aver detto, mai prima, e quindi mi brontolo ma non posso far niente se non aggiungere parole o chiedendo scusa.

“conta fino a 10 prima di aprire bocca”, mio padre me l’avrà ripetuto fino allo sfinimento ma io non ho mai imparato. La tengo poco a mente questa regola, mi scoccia mettermi li ad elencare numeri prima di dare una risposta, però certe volte forse avrei fatto meglio. Questo consiglio però serve solo nei dialoghi, nelle discussioni, nelle conversazioni di qualche tipo…nella vita in generale come si fa? Si può contare fino a 10 prima di conoscere qualcuno? No. Lo si conosce e basta. “ciao, piacere di conoscerti” “ciao, piacere mio”. Ed è fatta. Si può contare fino a 10 prima di affezionarsi, innamorarsi, sentirsi felici? Le farfalle nello stomaco non contano fino a 10, quando le senti sai già d’esser fottuto.

Ed è per questo che il mio sentirmi stupida arriva ai massimi livelli e, a dire il vero, continuare a ripetermi “perché non c’hai visto lungo? Perché non hai capito che non era il caso? Perché  non te ne sei accorta prima?” sta iniziando a diventare deleterio. Prima di cosa poi? Prima di soffrire forse, e di dare troppo a chi non meritava un briciolo. A chi non mi ha capita e a chi m’ha voltato le spalle per farsi un selfie con “l’amica” che fino a quel momento era solo una ruota di scorta. Prima di buttarmi a capofitto pensando che sarebbe stato diverso, prima di fare progetti e poi capire che valevano solo per me, prima di credere in qualcosa…o in qualcuno! Il fatto è che con le persone non c’è nessuna regola, nessuna! Le guardi, ci parli, decidi se non ti piacciono oppure ti piacciono. Nel primo caso lasci perdere, è quello più facile. Nel secondo invece prendi pizza e patatine, chiacchieri del più e del meno, ci scatti foto ricordo insieme.

Ah, se solo la nostra mente fosse un selettore d’anime! Ci si risparmierebbe tanto da fare per dimenticare chi non meriterebbe neanche d’esser ricordato…ma se la gente cambia, se la gente è giusta, se ti farà soffrire o meno, nessuno te lo dirà mai.

La verità è che le persone spesso sono come il cibo, e non per intendere che “siamo ciò che mangiamo”, cosa per’altro vera.

Certe persone sono come certe mele: belle fuori, bacate dentro. La fregatura è che non te ne accorgi subito.

A volte mi capita di vedere dei post, degli articoli, e se mi incuriosiscono entro nella pagina per leggerli.

Proprio ieri c’era un pezzo su Facebook il cui titolo recitava: “donna insultata per aver parcheggiato nel posto dei disabili: secondo un testimone camminava perfettamente”. Ok, dico io, questa persona è stata maleducata, ma la signora era nel torto. Apro l’articolo e mi tornano in mente le parole di mia madre… “leggi tutto prima di commentare” mi diceva ogni volta che partivo troppo in fretta. E così ho fatto, e mai parole mi sono sembrate tanto sante: un uomo, vedendo la signora scendere dall’auto con le proprie gambe, le aveva lasciato un biglietto sul parabrezza prendendola a male parole. Parole talmente brutte che la donna, una volta tornata alla macchina e letto il biglietto, era scoppiata in lacrime davanti al suo bambino. Nell’intervista era riportato il suo commento esatto: “Ci sono rimasta male, vorrei poter parlare con quest’uomo e dirgli che non tutte le disabilità si vedono con gli occhi. La mia è una grave malattia che presto mi porterà delle difficoltà fisiche molto peggiori di quelle di adesso. Mi sono dimenticata di esporre il cartellino, per questo devo essere derisa? Questa era solo una delle ultime giornate che potevo passare passeggiando con mio figlio.”

Bhè, molto triste…Inizialmente avevo commentato, pur dentro di me, avendo solo letto il titolo. Se avessi aspettato forse il mio commento sarebbe stato diverso.

Ma perché non può essere così anche con le persone? Perché non puoi leggerle tutte prima di decidere se possono far parte o meno del tuo fragile equilibrio? Sarà che, forse, di noi ci conviene mostrare solo il titolo.

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