Mai una gioia, o forse qualcuna sì.

Oggi voglio raccontarvi di una gioia, una gioia inaspettata che non è quella che tutti si immaginano come per esempio una proposta di matrimonio, la scoperta di aspettare un figlio, una promozione sul lavoro o simili. Oggi voglio raccontarvi di colui che per me era uno sconosciuto fino a un mese fa e che ora invece mi è entrato nel cuore…

Inizio dicendo che questo è stato un anno difficile per me, per lo meno fino a questo momento e lo so che siamo appena a metà.

Da Gennaio le mie giornate sono tornate ad essere vuote come quelle di una volta, come quella di una disoccupata che si fa in quattro per cercare un impiego ma il cui telefono squilla soltanto quando si tratta di call center…è inutile che chiamate, non ho soldi da spendere…

le mie giornate sono tornate buie perché non vedevo più un futuro davanti a me e tutto il pessimismo che ho già insito nell’animo per natura stava tornando a farsi vivo, anzi, faceva già “ciao” con la manina! Si andava verso la primavera e la primavera è la mia stagione preferita ma l’ho vissuta non troppo bene: il nervosismo, la voglia di fare ma avere le ali tappate, i problemi che si aggiungevano man mano che il tempo passava mi portavano sempre di più a chiudermi in me stessa e questo comportava un grande disagio sia per me che per gli altri, per tutti quelli che avevo vicino e che mi dicevano “tira fuori il sole che hai dentro” ma io continuavo a regalare solo pioggia.

Purtroppo la vita è anche questo e io l’ho ben sperimentato, esattamente come moltissimi altri, subito dopo la fine delle scuole superiori…non ho voluto fare l’università per libera scelta e non so se adesso me ne pento, ma si parla di ben 5 anni a questa parte e lì per lì ho preferito “buttarmi” suoi corsi e sulla ricerca attiva di un lavoro piuttosto che continuare a studiare.

Quest’albero ha dato i suoi frutti, non posso negarlo, ma non nego neanche che ci sono stati periodi in cui avrei voluto mollare tutto e fuggire lontano in un posto in cui poter voltare pagina invece di continuare a fossilizzarmi su questa città e su questo Paese e sperare che qualcosa sarebbe prima o poi cambiato…avrei voluto avere più coraggio invece di attaccarmi alla speranza e a quell’insieme di piccole cose che mi facevano arrivare a fine giornata con la voglia di iniziarne una nuova.

Ecco, se diamo per scontato che l’apertura di questo blog è stata una delle poche piccole gioie ricevute in questi mesi e che oltretutto è stata autoprodotta dalla mia voglia di sfogarmi e mettermi in gioco, un’altra piccola e breve gioia si chiamava Corso di Inglese.

Già, sembra strano…mi sono iscritta al programma Garanzia Giovani messo in atto dalla regione Toscana per aiutare i giovani a crearsi un futuro (o almeno così dicono) e la tipa del centro per l’impiego ha pensato bene di mettermi davanti una paccata di fogli che descrivevano vari corsi gratuiti per liberarsi dal suo “impegno” di dovermi trovare entro quattro mesi qualcosa da fare. Pur sapendo che se avessi accettato di iscrivermi a uno di quei corsi, la suddetta tipa avrebbe riposto la mia cartella dentro un cassetto per farci fare la polvere, ho deciso di accettare di frequentare un corso d’inglese di 40 ore.

Molto corto, ma se fatto bene poteva servire.

Ho iniziato a fine Aprile ed entro un mese avevamo già consumato tutte le lezioni previste. Eravamo in otto, compreso l’insegnante, quindi è stato facile andare avanti senza perdersi pezzi ed è stato facile anche creare buoni rapporti: eravamo tutte ragazze, più o meno tutte della stessa età, tutte con caratteri socievoli e, chi più chi meno, si navigava tutte sulla solita barca quindi siamo presto diventate un gruppo.

“The hope group” così ci piaceva chiamarci, e così ci aveva focalizzato E, il teacher canadese.

E è un uomo abbastanza alto, sulla sessantina, capelli grigi, occhietti vispi e uno strano accento. Veniva dal  Québec ed era arrivato in Italia per amore, ma non ci aveva mai raccontato molto di sè e della sua storia, almeno fino alla cena…come ogni corso che si rispetti, infatti, è stata organizzata una “reunion dinner” a distanza di due settimane dall’esame finale e con grande entusiasmo di tutti abbiamo prenotato un tavolo per mangiare insieme una pizza.

Giuro che quella è stata una delle serate più carine che io abbia mai trascorso!

E ha preso un treno e nonostante le stampelle per un brutto incidente che aveva avuto tempo prima non ha esitato a confermare la sua presenza. Durante l’evento si è confidato con noi allieve e ci ha raccontato qualcosa di più.

Nella prossima puntata, con ancora l’emozione addosso, voglio raccontarvi la sua storia d’amore…

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