La testa nel cuscino

Questa mattina mi sono svegliata d’un tratto come se qualcosa, a parte la luce del sole che filtrava timida dalle persiane, mi avesse colta d’improvviso e mi avesse fatta sobbalzare sopra il letto ormai disfatto.

Ero in confusione, gli occhi non vedevano bene ed il cervello non connetteva ancora del tutto…è vero quello che dicono: i primi momenti appena dopo essersi svegliati da una notte di sonno sono i migliori della giornata, sono gli unici durante i quali i pensieri sono in corsa per affollarti la mente ma ancora non sono arrivati a destinazione e ti lasciano quei pochi istanti per comprendere chi sei, dove sei e qual’è l’anno corrente. Sono gli unici istanti in cui ti sembra di essere felice, di non aver niente da scontare in questa vita, dove ti sembra che la giornata sarà serena.

Ho spiccicato le palpebre a forza guardandomi intorno come un bambino che vede per la prima volta il mondo: muovevo la testa a destra e a sinistra e provavo ad aguzzare i sensi facendo movimenti talmente lenti da sentirmi in competizione con un bradipo. Dalla porta lasciata aperta arrivava un forte fascio luminoso che non mi aiutava per niente a svegliarmi meglio, anzi, mi faceva strizzare gli occhi impedendomi di vedere bene. Il mio naso per un momento ha creduto che dal piano di sotto provenisse un forte odore di caffè e visto che l’orologio segnava le 9 passate doveva essere per forza sabato: a momenti Davide sarebbe salito su per le scale con in mano le solite due tazzine e mi avrebbe sorriso di quei sorrisi che solo lui sa fare la mattina…si sarebbe seduto sull’angolo del letto appoggiando le tazze bollenti sopra la scrivania facendo venire il tondino che mamma odia tanto, per questo dice sempre di mettere qualcosa sotto quando si appoggia roba calda sul legno. Io in quel momento avrei fatto finta di dormire solo per essere svegliata con un bacio, poi gli avrei sorriso anch’io con quell’espressione storta del sabato mattina e avremmo fatto colazione insieme chiedendoci a vicenda se avevamo dormito bene o male e quali erano stati i sogni quella notte.

Mi sono tirata su sulle braccia e mi sono stropicciata la faccia con i palmi, poi ho capito di essermi alzata troppo in fretta e ho iniziato a sentir girare la testa quindi sono ricaduta con la testa sul lenzuolo in meno di dieci secondi.

Dev’esser stato quello a farmi rinvenire: l’attimo pre-vita in cui non capisci niente di ciò che succede era ormai passato, i pensieri erano arrivati, il naso aveva capito che non c’era nessun odore di caffè che proveniva dal piano di sotto, gli occhi avevano perso la patina bianca ofuscata schiarendo la visuale, le labbra hanno inteso in poco tempo che non sarebbero state baciate fino a questa sera alle sei e le orecchie hanno iniziato a sentire uno strano miagolio.

Oscar, dietro la finestra, si stava sgolando per entrare. Nel frammento di tempo che è trascorso tra mettere i piedi in terra, camminare fino alla finestra, aprire e far entrare il gatto, richiudere, ricamminare e sedermi sul bordo del materasso ho provato una strana sensazione di tristezza che adesso non riesco neanche a descrivere…

Mi sono sdraiata di nuovo sul letto, ho affondato la testa nel suo cuscino con sopra il suo odore, ho chiuso gli occhi e…niente…non era sabato, la realtà mi era arrivata tra capo e collo come sempre, dovevo trovare un modo anche oggi per arrivare a fine giornata.

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6 thoughts on “La testa nel cuscino

    1. Decisamente! Sono proprio quei pochi attimi in cui non pensi, il cervello non funziona! A volte un salto nell’oblio quando non abbiamo più voglia di pensare ci starebbe bene, ma soprattutto sarebbe bello che sia sabato quando si vuole che sia sabato ahahahah 😛

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