Vivre la Côte d’Azur

Capodanno 2016-Diario di viaggio

La scelta della Costa Azzurra non era stata affatto premeditata. Quando abbiamo iniziato a cercare qualcosa, qualche bel posto dove trascorrere l’ultimo giorno dell’anno e i primi a seguire sembrava che niente facesse al caso nostro: era tutto troppo lontano, troppo vicino, troppo fiacco, troppo costoso…su quest’ultima problematica ci siamo soffermati molto, nessuno di noi ha un budget illimitato e nemmeno molto alto se proprio si vuol specificare, ma eravamo fiduciosi che prima o poi qualcosa sarebbe saltato fuori, o almeno ci speravamo…Fa sempre piacere staccare un po’ la spina dalla solita routine, allontanarsi da casa, dal lavoro, dalle situazioni irrisolte, da quelle scottanti, da quelle che ti provocano nervosismi; e andar via tre/quattro giorni è sempre la miglior pensata. Un giorno passammo davanti ad un’agenzia viaggi che fino a quel momento non avevamo mai considerato e decidemmo di tentare la sorte…è stata quella piccola donna dietro al bancone che ci ha suggerito di lasciar perdere gli aeroporti e metterci in auto, muniti di buoni propositi, e dirigerci verso la Francia. L’idea ci è piaciuta subito, era fattibile anche se un po’ sfiaccante, abbiamo preso un appartamento, abbiamo fatto la spesa, abbiamo preparato le valigie e, pigiando tutto in bauliera come se dovessimo andar via un mese, ci siamo incamminati verso il paradiso…

Quattro ore di autostrada sono molte, troppe, sembravano non passare mai! Il fato benevolo ha deciso di non farci trovare traffico, ma tutti quei chilometri dopo un po’ iniziavano a venirmi piuttosto a noia…La nostra prima tappa di questo nostro viaggio è stata il piccolo paese di Menton, situato praticamente al confine con l’Italia, siamo stati infatti molto felici di saperci vicini quando abbiamo trovato il cartello che indicava la fine di uno stato e l’inizio di un altro.

Menton (o Mentone) è famoso per i suoi limoni e per i suoi meravigliosi giardini perfettamente tenuti che lo decorano in ogni angolo. Qui troviamo un piccolo parcheggio a pagamento proprio a ridosso del lungomare e del villaggio di Babbo Natale che ospitava molte casette in legno tipiche dei mercatini con venditori di ogni genere: dai profumi ai churros ai carillon fino alla Socca, torta tipica a base di ceci. Di italiani non si fa fatica a trovarne, già si percepisce l’aria diversa e non ci mettiamo molto a capire che i prezzi sono lievitati. Una delle principali “attrazioni” di Menton è il Vecchio Castello, arroccato sulla collina, dal quale si può godere una vista sull’intero paese, al limitare del porto invece si erge la fortezza che ospita anche un museo, addentrandosi per le vie del centro  troviamo il mercato coperto de Les Halles con molti banchi soprattutto di pesce ed agrumi.

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Proseguendo il nostro percorso arriviamo nel Principato di Monaco e ci dirigiamo verso la Condamine, la zona del porto, dove possiamo ammirare un altro mercatino che si allunga su tutta la banchina antistante il porto e dove vengono cucinate specialità francesi, svizzere e tedesche…passeggiando lungo il molo si possono vedere numerose barche e yacht attraccati, una bella ruota panoramica illuminata e fiera si fa riconoscere posizionata in un punto strategico e, buttando lo sguardo verso l’alto, si può riconoscere la parte vecchia della città, la Veille Ville, che sembra voler controllare da lassù che tutto vada come deve andare. Pochi minuti a piedi ci separano da Montecarlo, eravamo curiosi di vedere il Casinò così ci siamo diretti verso questo ricco quartiere. Ci accorgiamo subito di come il lusso e il bel vivere ci circondino a partire dalle auto fino all’abbigliamento delle persone…i ristoranti, i cafè, perfino gli addobbi natalizi ti catapultano in un altro mondo e ti portano a guardarti costantemente intorno. Impossibile non restare qualche secondo inebriati dalle luci del Casinò e dei negozi d’alta moda, tutto ti ricorda quanto quel luogo sia quasi magico. Prima di andarcene riprendiamo la macchina dal parcheggio sotterraneo, uno dei tanti di cui la città dispone, e andiamo a cercare la famosa curva, quella facente parte del circuito del Gran Premio di Monaco di Formula 1 le cui corse si svolgono lungo le strade della città.

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Da non perdere anche il suggestivo e pittoresco paesino di Villefranche-sur-Mer, piccolo borgo di pescatori facente parte, fino al 1861, del Regno di Sardegna.

Una ventina di chilometri ci separano da Nizza, cerchiamo come sempre un parcheggio sotterraneo che ci riporta in superficie tramite un veloce ascensore e ci troviamo direttamente catapultati in Cours Saleya dove ogni giorno, tranne il lunedì, si svolge il famoso Mercato dei Fiori di Nizza. Il forte odore di fiori e di spezie ci accompagna per tutta la zona della Vieille Ville, ovvero della città vecchia, ricca di stradine tortuose e parallela al lungomare. Attraverso un porticato, infatti, sbuchiamo davanti all’Operà di Nizza e da li camminiamo lungo tutta la Promenade Des Anglais fino ad arrivare alla lunga scalinata che ci conduce allo Chateau, risalendo le Colline du Chateau (la collina del Castello). Un piccolo sentiero in mezzo al verde ci porta ancora più in alto fino ad arrivare ad una meravigliosa cascata artificiale il cui getto è talmente forte da non poterci stare vicino per il rischio di bagnarsi ed infreddolirsi. Scendiamo dalla parte opposta percorrendo un secondo sentiero e arriviamo nel centro della città, lungo Rue Massena è un’invasione di negozi e ristoranti e, prima di ripartire, ci concediamo a una breve visita a Place Massena, bellissima ed addobbata a festa, circondata da un parco con giochi dalle strane forme e ornata da un luminoso Luna Park natalizio.

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IMG_9130Procedendo verso Cannes, luogo in cui è situato il nostro appartamento, incontriamo Cagnes sur mer e Saint Paul de Vence, altri due piccoli borghi che meritano una veloce visita prima dei preparativi per il cenone di fine anno.

La mattina successiva, in piedi di buon’ora, decidiamo di spingerci verso Saint Tropez. Andando, facciamo tappa a Saint Raphael chiamato anche Frejus/Saint Raphael per la vicinanza tra i due paesini, entrambi molto suggestivi e ricchi di negozi e ristoranti da una parte, aiuole fiorite ed aree verdi rilassanti dotate di panchine vista mare dall’altra.

Una volta arrivati a Saint Tropez, devo essere sincera, siamo rimasti delusi. Credevamo di trovare qualche tipo di bellezza da visitare e invece le uniche cose che la rendono così famosa e che attirano persone verso questa zona sono il lusso sfrenato degli yacht attraccati al porto e i prezzi esorbitanti dei negozi d’alta moda che si snodano lungo tutte le viuzze della città vecchia. L’unica cosa che ci rallegra è una bella terrazza, scoperta per caso, dalla quale si gode una vista “pura” del lungomare nel lato non invaso da tutte quelle “case galleggianti”. Una delle cose che ci riempie gli occhi mentre passeggiamo sono le Patisserie, pasticcerie artigianali le cui vetrine fanno venir l’acquolina in bocca solo a guardarle così colorate e piene di dolcetti di ogni forma e tipo. La torta che più ci attira è la tipica torta di Saint Tropez, la Tarte Tropezienne, realizzata con due soffici dischi di pan brioche farciti con una deliziosa crema chiboust e decorati in superficie da una granella di zucchero.

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Tornando verso casa ci fermiamo a Theoule sur mer per un caffè e scopriamo la sua tranquilla zona mare dotata sì di bar alla moda situati direttamente sulla sabbia, ma anche di spiagge lunghe ed incontaminate. Questa parte, in contrasto con la zona che da Cannes va verso l’Italia, è caratterizzata da spiagge sabbiose con pochi grandi scogli.

Il giorno seguente decidiamo di andare ad Antibes o più correttamente Antibes Juan le Pins, piccola cittadina situata sulla costa e famosa per il Museo Picasso, all’interno del palazzo Grimaldi, oltre che per il suo porto turistico. Fermi sulla banchina di Juan le Pins ci godiamo lo spettacolo dei fuochi pirotecnici sparati direttamente dalle barche in mezzo al mare. Ciò che ci colpisce di più nel visitare questi borghi “intermedi” e magari meno conosciuti e nominati delle principali cittadine è la presenza fissa di un casinò oltre che di un porticciolo con molte barche di lusso e lo strano assestamento delle case, tutte rigorosamente colorate e spesso arroccate su promontori che protendono verso il mare.

Seguendo il consiglio di un’amica facciamo una deviazione a Grasse, la città dei profumi (famosa per il suo Museo Internazionale del profumo), inoltrandoci per le colline della Provenza.

L’ultimo giorno, prima di rientrare in Italia, ci manca la tappa più importante che ci siamo lasciati da parte per godercela al meglio: Cannes. Usciti di casa con le valigie già pronte carichiamo la macchina e la lasciamo in stand by un paio d’ore per concederci la visita. Ci dirigiamo a piedi verso la Croisette, via principale di Cannes, lungo la quale si ergono i più importanti edifici di questa città: il Carlton, ad esempio, lussuoso hotel nel quale ogni anno soggiornano alcune delle più importanti star internazionali, il famoso Palm Beach, sede di numerosi set cinematografici o il Palazzo del Festival del Cinema, diventato attrazione principale per la sua imponenza ed il suo red carpet. Per una visita completa e per arrivare alla città vecchia, ma soprattutto al castello, usufruiamo di un piccolo trenino che offre un tour di circa un’ora completo di audio guida disponibile in diverse lingue. La vista dall’alto è meravigliosa, si può ammirare Cannes in tutta la sua lunghezza e larghezza e ciò che più colpisce è ancora il porto, yacht compresi.

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Affamati e con un po’ di nostalgia che già ci attanaglia, riprendiamo la nostra auto per dirigerci verso l’Italia. Nel primo pomeriggio arriviamo a Sanremo, praticamente di strada, e ci fermiamo in un parcheggio poco distante dalla via principale del centro, già affollata e piena di luminarie e di negozi. Svincoliamo e arriviamo al Teatro Ariston per una breve visita poi, vista la molta strada che ci manca ancora per tornare a casa (a un orario decente) ci rimettiamo subito in viaggio.

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[…] noi quattro passavamo giorni felici fatti di niente, di risate, di vagabondaggi, di coscienziose visite a palazzi, chiese, caffè e osterie, di amabili disguidi ed equivoci, di tempo bevuto a fondo senza assilli da fuggire né mete da raggiungere, tempo buttato spensieratamente come la moneta nel cappello di un mendicante[…].
Eravamo tutti, nella nostra esistenza consueta, dannati dall’ossessione del lavoro, ma in quei giorni ci lasciavamo andare alla regalità del gratuito. Vivere in questo modo è un dono che gli dèi fanno raramente e che bisogna meritarsi, perché per un’ora o una settimana di questo abbandono occorrono amore e amicizia, quella complicità istantanea che è frutto di vita, esperienze, sentimenti e valori appassionatamente condivisi.

(C. Magris, L’infinito viaggiare)

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