Pezzi di storia: Emi (parte due)

Quella stessa estate il nostro rapporto si era fatto come non mai sereno, eravamo legati da fili invisibili che ci portavano sempre a cercarci e a trovarci proprio li dove ci aspettavamo.

Una sera, era il giorno di Ferragosto, ero tornata più tardi del solito dalla spiaggia: era già quasi il tramonto e dovevo ancora farmi la doccia. Lo sapevo che ci avrei messo molto, nel giocare nell’acqua  con i miei amici, sparandoci addosso con i classici pistoloni giocattolo e bombardandoci a vicenda con palloncini ripieni d’acqua dolce, i capelli si erano bagnati quindi non potevo fare a meno di lavarli e ad asciugarli, quei lunghi ricci pieni di nodi, facevano sempre le bizze. Ero appena uscita dalla veranda quando la mia amica De, che avevo invitato a cena nella mia piazzola, si presentò puntuale all’orario stabilito.

“aspettami” dissi “vado ai bagni a pettinarmi poi lo lascio asciugare all’aria, questo cesto di cavoli”

La lasciai che rideva e la ritrovai, dopo quindici minuti, ancora ridente accanto a mia madre che la aiutava ad apparecchiare la tavola

“stavo giusto dicendo a tua madre della spiaggiata di stasera!” esordì non appena misi piede al di la del cancelletto  “è stata confermata, quindi direi di andare, eh Ma?”

Ci piaceva chiamarci accorciando di tantissimo il nome, a regola faceva figo a quei tempi

“boh, De…se vuoi per me va bene, basta non ci sia Nico però”

Nico era il mio ex, una storiella da una stagione vissuta qualche tempo prima e finita ancora prima di nascere: un ragazzotto palestrato che amava andare in giro da un campeggio all’altro a fare il cretino a petto nudo, giocando ogni tanto a scrocco nei campetti di calcio altrui. Un completo idiota, non avevo voglia di vederlo.

“Nico non c’è, dice che è tornato a casa con Dany perché gli nasce la sorella. Sono in cinquanta in quella famiglia!”

“…”

“meglio così”

“già”

“quindi?”

“quindi che?”

“andiamo?”

“eh, andiamo!”

Ricordo come fosse ieri le spiaggiate di quegli anni…tutti i ragazzi si radunavano a tarda sera sulla riva del mare, mettevano a cerchio le sdraio e, come attorno a un piccolo falò, si raccontavano storie o parlavano di cose. Poi, quando Angelo veniva a dire che stava per chiudere i cancelli, quelli che non avevano il permesso di rimanere a dormire se ne tornavano al di la del confine, gli altri invece si preparavano per vedere i fuochi d’artificio dalla riva. Al culmine degli anni migliori, i fuochi di Ferragosto del campeggio superavano quelli di chiunque altro bagno! Una volta finiti poi ci si affrettava a spogliarsi per buttarsi in mare con una lunga corsa fino a che l’acqua non diventava troppo alta da non permetterti più di muovere i piedi!

Era una serata calda, non tirava un filo d’aria, le tende che avevamo piantato dietro la duna, accanto alle barche da riparare, erano pulite e senza un granello di sabbia sopra i materassini.

Saranno state le tre di notte passate quando io, De e gli altri ci decidemmo a metterci a dormire.

Jonny, il guardiano notturno, era già passato due volte ad assicurarsi che tutto procedesse bene quindi eravamo tranquille.

“metto la sveglia?”

“mettila che se no ci perdiamo l’alba”

“a che ora?”

“che ne so, alle cinque!”

“alle cinque”

“ma Emi che ha fatto stasera?” chiese De e io arrossii

“perché lo devo sapere io?”

“sei te che c’esci”

“io non c’esco, siamo amici”

“se vabbè, insomma?”

“spe che lo chiamo”

Composi il numero sul mio telefonino, ma dall’altra parte soltanto squilli.

“sarà ad inciuciare con una” disse De sghignazzando

“e che mi frega! Dormi, la sveglia l’ho messa!”

Sembravano passati minuti, forse istanti, quando mi svegliai. Il mio telefono stava vibrando da sotto il materassino, lo cercai a tentoni nella sola luce del lampione al di fuori della tenda e dopo vari tentativi lo trovai. Convinta che fosse già la sveglia stavo per scuotere De, ma con gli occhi annebbiati vidi che in realtà qualcuno mi stava chiamando.

Aprii con cautela la cerniera della tenda, poi liberai l’entrata anche dalla seconda zanzariera e mi allontanai fino a raggiungere la riva per rispondere.

“Emi”

“ciao bimba”

“dove sei?”

“ero a ballare a Marina, sto tornando.”

“ma sono quasi le cinque”

“lo so, gli altri non volevano andarsene, tu dove sei?”

“in spiaggia, lo sai che c’è la spiaggiata”

“lo sai che non mi piacciono le spiaggiate”

“…”

“stai bene?”

“certo”

“vuoi venire a farmi un saluto? Tra poco sono al cancello”

“dovrei passare da fuori, Angelo ha chiuso”

“vengo io se vuoi”

“…no.”

Esatto, la mia risposta fu un no. Un no secco, forse stanco, detto da chi non voleva essere disturbato. Perché? Non lo so. O forse lo so…ero gelosa, ma non l’avrei ammesso mai.

“passi domani da me allora? Non lavoro, ci vediamo un film”

“domani si guarda Emi, adesso mi sta suonando la sveglia, torno da De e gli altri per vedere l’alba”

“ok”

“ok”

La vidi l’alba quella mattina, ed era bellissima.

Il primo sole che saliva sul mare lasciava una scia d’azzurro e rosa mischiato all’arancio, ma i raggi non si facevano ancora vedere bene, esplodeva solo la luce.

Passeggiare sulla riva all’alba, mentre le piccole onde ti accarezzano i piedi e la sabbia sotto di te sembra quasi tenerti su con mani possenti, è una delle cose che apprezzo di più in assoluto in questa piccola vita…

Tornai a sdraiarmi sulla spiaggia poco dopo, circa quattro ore più tardi, dopo aver smontato l’accampamento, aver messo ad asciugare i materassini umidi e aver mangiato qualcosa che mi tenesse sveglia ancora un po’.

Passai da De a chiamarla, ma lei si era già avviata così la raggiunsi al solito posto.

Gli altri giocavano a beach volley nel campetto adiacente la duna, io e lei invece sonnecchiavamo godendoci il fresco venticello che la notte aveva portato con se.

Di Emi nessuna traccia, probabilmente ancora dormiva…o forse si era offeso per la conversazione della notte precedente.

Presa da questo dubbio agguantai il telefono e mi diressi verso il bar.

“vuoi niente?”

“una spuma! Fattela segnare, Angelo lo sa!”

Angelo il tuttofare…bagnino, chiuditore di cancelli, barista e pure sapiente di cose che solo De sa che lui sa.

Presi un cornetto per me e mi appoggiai ad uno dei tavolini in legno sotto al gazebo, premevo i tasti sul telefonino ma il sole negli occhi e il vento che muoveva le foglie di palma non mi aiutavano a vedere bene.

Avevo finito di comporre il numero quando sentii una voce alle mie spalle.

“guarda chi c’è!”

“oddio! Chi c’è! …Chris!” senza pensarci un attimo lasciai tutto ciò che tenevo fra le mani per buttare le braccia al collo di quel ragazzaccio

“che cosa ci fai qui? De lo sa?” chiesi

“sono di passaggio, presto torno a casa. De non sa niente, crede che sia ancora in vacanza ma i miei amici hanno avuto un’intossicazione alimentare poveretti quindi siamo tornati prima! Un vero peccato!”

“Oh mi spiace, com’era Riccione?”

“figa direi! Un sacco di locali e divertimento, ti sarebbe piaciuta!”

“sicuro!”

“te invece? Ti stai abbronzando vedo” schiacciò l’occhiolino

“succede, due mesi diritti mare-sole-spiaggia! Sfido chiunque!” gli schiacciai l’occhiolino

“ops, era tuo il cornetto?”

“si, cavoli! È tutto sciolto!”

“dai, lo rivuoi? Te lo prendo io”

“beh, visto che alla fine è stata colpa tua direi che accetto. Prendi pure una spuma a tua sorella, ti aspettiamo laggiù vicino al campetto di beach!”

Senza aggiungere altro corsi da De ad informarla che suo fratello ( il suo maggiore e fico fratello dagli occhi cerulei, lo sguardo da sciogliersi e il sorriso da incanto) era li.

E mi dimenticai di Emi.

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4 thoughts on “Pezzi di storia: Emi (parte due)

    1. Buone Notizie! Potrai leggerlo da solo, se vorrai, nella terza e credo ultima parte di questa storia che sto ancora finendo di scrivere (per rovistare tra i ricordi ci vuole tempo e la giusta concentrazione) e che quindi pubblicherò al più presto 🙂

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