Pistoia Blues: si parla già di nostalgia

Abito in provincia di Pistoia, non è un segreto, e come molti di voi sapranno Pistoia ogni anno ospita uno dei più grandi festival della musica (e non solo) che accampa in Toscana sempre a Luglio: il Pistoia Blues.

Il programma è sempre vario, accontenta tutti i gusti. La manifestazione richiama molti artisti a partire da cantanti, musicisti, artisti di strada, artigiani…

Ops, scusate…sto parlando al presente vero? Mi scuso, tutto questo ormai non esiste più, o quasi.

Nonostante io non sia mai stata un’accanita fan, mi si stringe il cuore a dire che, da un paio d’anni a questa parte, il Pistoia Blues è in completa decadenza e che arriverà alla morte in tempi brevi!

Non ho mai avuto modo di vivere a pieno il Blues fino a cinque anni fa -e neanche mi era interessato a dire il vero- perchè fino ad allora le mie estati le avevo sempre trascorse al campeggio, Luglio è il mese mediano e quello in cui tornavo meno a casa. Tutti ne parlavano, ci andavano, si divertivano e per me invece era solo un racconto. Poi, una volta preso il diploma la roulotte è stata venduta, il campeggio non era più la mia seconda casa e l’estate mi è stata catapultata da Livorno a Pistoia in tempo zero.

Dal 2010 in poi il Blues non è stata più una storiella quindi, ma un modo per trascorrere delle serate alternative, per scoprire un lato nuovo della città, per lasciarsi un po’ andare…

Tutto bene fino all’anno scorso, quando il Blues che tutti conoscevamo ha iniziato a cambiare: le bancarelle erano diminuite drasticamente e le poche che c’erano erano state dislocate dal centro e collocate nelle vie limitrofe. L’evento è durato solo pochi giorni e, passeggiando per le vie, non si sentiva più quel calore e quel “bordello” tipico del buon vecchio Blues.

Quando quest’anno poi è arrivata la notizia che la durata era stata ridotta ancora, che le bancarelle erano state eliminate del tutto, che rimanevano solo i concerti e che a parte quelli non sarebbe stato organizzato nient’altro, siamo rimasti tutti attoniti a guardarci l’un l’altro con le facce di chi sta per piangere ma ha le mani che gli pizzicano.

Ma come?? L’unica cosa veramente carina che attirava gente da tutta Italia la rovini così? La ribalti, la distruggi?

Per cosa poi, non si  è ancora ben capito…

La verità, quel che ci rimane da sapere, è che non esiste più il Blues di una volta e forse non esisterà mai più.

Quel Blues dove la città si animava di luci, colori,mercatini…le stradine prendevano l’odore dei banchetti del cibo, tanta era la folla che ci si doveva spingere per spostarsi, non riuscendo comunque a procedere a velocità superiore di mezzo centimetro orario. Le persone si riversavano in strada, l’allegria e la musica erano protagoniste indiscusse…si ballava e si cantava fino a tarda notte…ogni tanto ci scappava l’ubriaco che faceva pipì sulla testa dell’amico, ogni tanto la sangria venduta abusivamente faceva il suo effetto e ogni tanto gli sguardi di quello verso la ragazza di quell’altro venivano presi fin troppo male e qualcun tornava a casa con la faccia un po’ in pezzi. Sì, c’era anche questo al vecchio Pistoia Blues, ma c’era anche altro…

C’era tutto il resto!

C’era una comunità attiva, entusiasta! C’erano persone da ogni luogo che accorrevano, c’erano i pistoiesi e i pratesi e i fiorentini che dopo un anno passato in trepida attesa del Blues lo trovavano lì, gagliardo come sempre ad accoglierli.

Questo era il nostro blues! Durava una settimana, ogni sera un evento diverso, le bancarelle piene di ogni tipo di merce che occupavano fiere il centro, gruppetti muniti di strumenti che cantavano ad ogni angolo, gente vestita stile gipsy americani, coroncine di fiori in testa, casino, bar e negozi aperti fino a tarda notte…

Adesso?

Adesso le strade sono vuote, silenziose, a mezzanotte ci trovi a malapena un cane.

Piazza della Sala, che ha sempre rappresentato il centro della movida pistoiese, si ritrova spoglia e popolata solo da qualche temerario che, invece di andare al mare, non vuole abbandonare la tradizione neanche quando è ormai morta e sepolta.

Non ci sono più gli striscioni, niente suoni, niente colori…

“Scusi, dov’è il Pistoia Blues?” chiede un turista straniero mentre, guardandosi intorno vede solo la desolazione di una città vuota.

Soltanto piazza del Duomo rimane teatro dei concerti che ancora -per fortuna- invogliano le persone a partecipare ma sicuramente non mancherà tanto per far sì che anche questi vengano eliminati e il Blues venga definitivamente azzerato.

Sui social ci sono state varie mobilitazioni, il mal contento della popolazione si sente e non si può fare a meno di girare -se capita di andare in centro- con la faccia corrucciata e la tristezza che sale.

Come si fa a non parlare di nostalgia? E pensare che fino a poco tempo fa, grazie al Blues, riuscivamo a credere che Pistoia fosse speciale.

La nazione, Pistoia Blues 2016

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7 thoughts on “Pistoia Blues: si parla già di nostalgia

  1. Un gran peccato, veramente. Gli italiani riescono a mandare in malora anche le cose che (chissà per quale mano santa) riescono bene. Mi zio ci veniva sempre con grandissimo entusiasmo anche perché Pistoia gli è rimasta nel cuore. Capisco la tua nostalgia e a mio modo, mi ci associo.

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    1. Hai ragione, ogni cosa bella viene distrutta…inaccettabile, si fa proprio schifo…che poi ho sentito che il sindaco ha eliminato le bancarelle perchè i commercianti brontolavano, dato che gli coprivano le vetrine…peccato che ora i negozi stanno chiusi perchè non c’è gente perchè non ci sono le bancarelle! Idioti!

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