PEZZI DI STORIA: SARA (e Federico)

Prima di allora ci sentivamo ogni minuto, ogni secondo…mi raccontava la sua giornata e io facevo lo stesso con lei, mi parlava di cosa era andato bene e cosa male, mi aggiornava dei suoi progressi o regressi nella ricerca di occupazione, mi informava in tempo zero di ciò che le accadeva e fino a quel momento non ho ricordanze di averla mai dovuta pregare di farlo. In quel periodo invece tutto questo andò piano piano scemando seppur da parte mia non fosse cambiato assolutamente niente: ne la frequenza con cui desideravo vederla, ne la voglia che avevo di restare sotto casa sua a parlare dopo una serata fuori.

Avevo conosciuto gli amici di Davide e li avevo fatti conoscere anche a lei, si era formato un gruppo compatto ma nonostante questo sentiva la mia mancanza. Lavoravo e avevo iniziato il mio primo servizio civile, di conseguenza avevo conosciuto altre persone, andavo in due palestre diverse, ero sempre stata una che parla pure coi muri, era inevitabile non prendere confidenza con qualcuno che non fosse lei, prima o poi…cosa che lei invece aveva più difficoltà a fare visto il suo carattere timido e introverso quando si tratta di sconosciuti…infatti così è stato, non sapevo più come fare a giostrarmi il tempo per garantire a tutti un po’ della mia giornata ma posso giurare che lei veniva sempre prima di tutti, non ho mai smesso di essere una brava amica anche in mezzo a tutto questo tran-tran e ho sempre cercato di inglobarla. Le chiedevo di venire con me, di accompagnarmi nelle uscite pur sapendo che non conosceva nessuno ma lei rifiutava sempre perchè avrebbe finito per mettersi da parte incapace di spiccicare più di una parola con chiunque.

Successe poi che anche lei riuscì a farsi un’amica e io fui felice di questo soprattutto dopo che Sara si era lasciata con quello di Belluno, così sapevo che non sarebbe rimasta sola…avrei avuto una controfigura a cui appoggiarmi, non mi sentivo più in colpa se per un weekend le dicevo che ero via con Davide, Rossella prendeva il mio posto nelle giornate di Sara e io ero contenta così, come non avrei avuto da ridire se lei avesse scaricato me per uscire con l’altra…ma non l’ha fatto…

Riservava a Rossella solo il martedì e il giovedì, il fine settimana lo lasciava per me e anche se ero onorata di questo iniziavo a sentire un po’ il peso dell’obbligo.

La situazione non cambiò di molto quando Sara, durante una festa, conobbe Federico.

Federico era uno degli amici di Davide che iniziò ad uscire con noi saltuariamente, ma la sua presenza si fece più fitta dopo aver trovato in Sara una ragazza speciale a cui voler bene e qualcosa di più.

Lui era cotto, lei era ancora in lutto per lo stronzo…mi spiaceva vedere Federico tanto preso ma tanto indeciso sul fare o meno il primo passo con lei, sicuramente aveva paura di un rifiuto, quindi mi permisi di mettermi in mezzo (con l’approvazione di lui) per provare a tastare il terreno. Ne passò di tempo prima che Sara iniziasse a pensare a lui come qualcuno da considerare più di un semplice amico, ma alla fine tentarono una relazione e le cose andarono meglio del previsto.

Eravamo in quattro adesso: Io, Davide, Sara e Federico e ci proteggevamo e ci “amavamo” come tra amici in vita mia non avevo mai visto fare.

Ogni venerdì, sabato o domenica era con loro, ogni capodanno era con loro, ogni vacanza era con loro, ogni cena fuori, ogni giornata al mare o in piscina, ogni cosa era con loro.

Tranne quelle poche volte in cui io cercavo di coltivare anche le nuove amicizie che mi si erano create intorno, il mio tempo era tutto per lei e anche volerlo andare a cercare non c’era un rapporto che somigliasse lontanamente al nostro.

Nell’estate del 2013 siamo andati a Riccione: una delle settimane più devastanti della mia vita.

Siamo partiti con la macchina talmente piena che quasi non ci entravamo dentro, macchina che nel bel mezzo dell’autostrada ha deciso di abbandonarci ad un’area di servizio.

“è il motore che è sporco” disse il meccanico dopo averlo aspettato per ben quattro ore.

Quando siamo riusciti a ripartire eravamo in mega ritardo sulla tabella di marcia, ma siamo arrivati comunque ad un orario decente…una volta vicini all’indirizzo dove avrebbe dovuto esserci la casa in affitto abbiamo provato -invano- a chiamare il proprietario per avvertirlo della nostra presenza ma aveva il telefono staccato e nell’impossibilità di raggiungerlo siamo andati direttamente a cercare la porta d’ingresso. Abbiamo suonato il campanello visto che il cancelletto all’inizio del cortile era chiuso a chiave, ci ha risposto un anziano signore.

“Salve, noi abbiamo prenotato questa casa per le vacanze”

“impossibile, questa è casa mia”

O.O

Carabinieri. Folla di altri scemi fottuti come noi. La spesa nel portabagagli sotto il sole. I soldi buttati nel cesso. Noi senza una casa.

Non so che cosa avremmo fatto se la rabbia ci avesse annebbiato gli occhi e invece di mantenere la calma ci fossimo fatti prendere dal panico…per fortuna la sorella di Sara accorse in nostro aiuto e tramite internet riuscì a trovare un bungalow in extremis in un campeggio neanche troppo lontano dal centro e dal mare, erano altri soldi è vero ma almeno la vacanza non era proprio da buttare! Unico problema: il bungalow sarebbe stato libero dal giorno dopo. Abbiamo dormito in spiaggia stipati come sardine e con tutti i finestrini e le sicure chiuse per la paura di essere derubati. La mattina dopo ci siamo svegliati accolti da uno scenario non proprio da colazione (un trans che faceva servizi a un turista tedesco) e da un odore di fogna allucinante. Non potevamo aspettare le 10 per entrare in campeggio, non potevamo proprio…eravamo stanchi, sudici, affamati, ma soprattutto preoccupati che la nostra frutta andasse a male. Insomma, per grazia dei proprietari ci siamo sistemati prima dell’orario prestabilito, abbiamo messo la spesa in frigo e ci siamo dati una sistemata…

La settimana, dopo questa prima brutta esperienza, è proceduta abbastanza bene se non fosse per il fatto che Sara era sempre scocciata da ogni cosa succedesse che non fosse nei suoi piani…si lamentava spesso, voleva dettare le regole sugli orari, non c’era un attimo di pace. C’erano tensioni al momento di cucinare, di lavare i piatti, di dare una pulita alla casa, di decidere cosa fare o dove andare la sera. Oltretutto trattava Federico come una simil pezza da piedi e questa era una cosa che mi faceva innervosire molto, un giorno infatti lui, mettendo male un piede mentre giocava con Davide a pallone sulla spiaggia, si è rotto un’unghia dell’alluce facendosi molto male, tanto da dover andare alla guardia medica. Sara in quell’occasione riusciva a pensare solo a quante ore di sole avrebbe perso dovendolo accompagnare dal medico e, la sera stessa e nelle serate successive, li ho sentiti spesso litigare perchè lui avrebbe dovuto mettersi le scarpe per guidare la macchina e andare dove lei desiderava, ma le scarpe gli provocavano dolore e lei gli urlava contro dicendo che per questo la vacanza sarebbe stata una merda.

Cosa stava succedendo? Non la riconoscevo più, quella non era la mia Sara.

Avrei dovuto capirlo che quello era l’inizio della fine, ma non riuscivo a guardarmi dentro e volevo pensare che quello fosse stato un momento di nervosismo dato dalla situazione, niente di grave insomma, sarebbe tornata in se!

Invece, esattamente un anno dopo, ho creduto di vivere in un dejavù. Un dejavù così reale che ha segnato la fine di un’amicizia, la nostra. Un’amicizia talmente forte e sana che ti lega all’altra con un invisibile filo per cui se lei cade, cadi anche tu, ma vi rialzerete insieme. Dopo quella volta le nostre gambe hanno ceduto e non siamo più riuscite ad alzarci, se non con l’aiuto di una mano che per me non era la sua e per lei non era la mia.

Dopo l’estate a Riccione infatti c’è stato un nuovo litigio nella primavera seguente che ha portato il nostro specchio a incrinarsi ancora di più e a rischiare di rompersi. Non ricordo nemmeno il motivo preciso, ricordo solo la lite, lei che mi cerca, io che le rispondo, lei che mi dice le sue ragioni, io che le dico le mie, le cose che tornano alla normalità…

Ma non c’è voluto molto prima che un nuovo uragano, ancora più forte e violento, si abbattesse sulle nostre capanne di paglia. Era il 2014 infatti, e anche se dopo quella lite in primavera tutto sembrava tornato alla normalità, si sentiva che c’era qualcosa che non andava nelle nostre uscite, nelle nostre chiacchierate, nei nostri sorrisi. Già, perchè la situazione si era fatta sempre più stressante, sempre più soffocante ed ho iniziato a sentire quel rapporto come un’ossessione. Nonostante questo però decidemmo lo stesso di dare un’altra possibilità alle nostre vacanze, visto com’erano andate quelle dell’anno passato…ma sì, in fondo non si stava mica male insieme!

Bene quindi, abbiamo optato per la Croazia e non per un punto qualsiasi ma per l’isola di Pag, quella delle feste, del divertimento, dello scatenarsi in spiaggia tutta la  notte e crollare sulla sabbia esausti ed ubriachi finchè qualcuno non ti raccatta la mattina dopo. Per non prendere un’altra fregatura abbiamo deciso di rivolgerci ad un’agenzia viaggi che però non ci ha riservato un buon pacchetto anzi, tutti ci dicevano che la Croazia era bellissima e costava poco e noi invece s’era speso una sassata solo di traghetto e appartamento. Va bene che era Ferragosto e tutto quello che vi pare, ma io in quell’agenzia non ci torno più.

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