Al cospetto di chi?

Voglio raccontarvi quel che mi è successo oggi, così magari mi aiutate a riflettere…
Ho da poco ricominciato a fare la dog sitter. Gli animali sono una delle mie più grandi passioni e quando qualcuno mi chiama perché ha bisogno di una persona fidata a cui lasciare il proprio amico a quattro zampe per una passeggiata o per giornate intere sono sempre ben disposta ad accogliere l’incarico.
Oggi ero con Nuvola, una labrador miele di 7 anni molto dolce. È una canina equilibrata, facile da gestire e non si perita mai a farti capire che ti vuol bene.
Sono entrata in casa, lei mi ha accolta con le solite feste, le ho messo la pettorina e via, verso i giardinetti.
Per fortuna la giornata non è infuocata, quindi abbiamo potuto scorrazzare dietro alle lucertole un pochino più del solito.
In lontananza, sedute su una delle tante panchine all’ombra dei pini, ci sono due signore che chiacchierano e noto che stanno mangiando. Siccome la mia Nuvola è una gran cicciona accorcio un po’ il guinzaglio e decido di passare a largo per evitare che senta qualche tipo di odore e decida di avventarsi su un sandwich.
Mentre cammino però vedo che una delle due donne mi viene in contro.
“buonasera” mi fa
Io le rispondo e vedo che vorrebbe avvicinarsi di più ma non si attenta, ha paura del cane.
“non si preoccupi” le dico “è buonissima”
Lei però sembra non fidarsi e rimane sulle sue.
“sai dov’è il parco grande con il laghetto e gli alberi vicino al benzinaio?” mi chiede con evidente accento dell’est
“sì!” le rispondo avendo capito di quale parco stesse parlando “deve andare tutto dritto su questa strada, poi gira a destra e appena vede il benzinaio prende la stradina adiacente all’entrata, non è lontano”
“è grande?”
“è grande e c’è fresco perché c’è molta ombra, un bel posto” concludo.
Lei mi sorride.
“bello sì, proprio come mi ha detto la mia padrona”
A quel punto mi ringrazia, ci salutiamo, lei torna a sedere vicino all’altra e io continuo la mia passeggiata.
Dopo però, mentre tornavo a casa, ho ripensato a quell’ultima frase: “come mi ha detto la mia padrona”
Proprio così, ha detto padrona.
Magari è solo un modo di dire, magari non conosce bene la lingua… Ma io dietro quella parola ci sento una sorta di sofferenza. Sarà sicuramente una badante, una donna delle pulizie, una che va nelle case a stirare o forse tutte queste cose insieme. Però lei non si sente una lavoratrice normale, lei si sente di appartenere a qualcuno, di essere di quella donna, quasi come fosse un oggetto.
Altrimenti avrebbe usato parole diverse per descrivere la persona che gli dà i soldi per comprarsi il pane, non credete?
Più che per la “padrona”, io credo che quella descrizione fosse per sé stessa. Non voglio dire che si senta una schiava, come quelle di una volta, umiliare e maltrattate. Ma che la usi per ricordarsi che non è libera… Quando invece la libertà io penso che dovrebbe essere sacra.

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11 risposte a "Al cospetto di chi?"

  1. Magari si è trattato unicamente di uno “storpiamento” della parola, normale per chi non conosce bene una lingua e da quindi ad alcune parole un significato un po’ diverso da quello reale del termine.
    Ai giorni nostri nessuno dovrebbe sentirsi più “appartenere” a nessuno. Io lavoro per te (ti do una prestazione) e tu in cambio mi dai un salario. Parità.
    Purtroppo però, che ci piaccia o meno, siamo tutti un po’ “schiavi” del nostro posto di lavoro. I nostri capi agiscono sempre su di noi, interponendosi a volte nelle nostre piccole libertà.
    Che sia farci fare uno straordinario, che sia negarci magari un pomeriggio di ferie per un lavoro imprevisto. Insomma, siamo liberi… ma non troppo.

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    1. Troppo poco, mi vien da dire… E considerando che purtroppo in questo tipo di situazioni ci sono “padroni” che ti fanno mancare il respiro da quanto ti sfruttano per poi darti quattro soldi mi è venuto da pensare che quella donna avesse usato quella parola in relazione a come vedeva la figura della sua “titolare”. Ma magari è solo una storpiatura come dici tu…

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      1. Io mi associo ad Oriana, le parole hanno il senso che si dà loro, e noi non possiamo conoscere i reali sentimenti della signora che hai incontrato. Probabilmente la vive con serenità e senza retropensieri altrimenti, lontano dal contesto, avrebbe censurato la parola “padrona”, sostituendola con un’altra o non menzionandola affatto.

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  2. Anch’io credo che sia stato un termine utilizzato come ‘storpimento’ o cattiva traduzione del termine che lei aveva in testa.
    Ormai dai tempi dei raccoglitori di cotone in Alabama non si usa più questo termine.
    Per fortuna.

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