Guerriero (pt.2)

Trascorsero pochi secondi prima che il biondo iniziasse a deriderlo tirandogli via la sciarpa dal collo, prima che il fumetto che stringeva al petto fosse usato come una specie di palla tra i due e finisse a terra stropicciato.

Martin si precipitò a raccoglierlo, teneva troppo a quel fumetto per lasciare che venisse sciupato in qualche modo, e una volta oltrepassata la linea di confine non ci pensò due volte a prendere la porta e correre verso casa mentre i due alle sue spalle continuavano a ridere, ridere di lui.

La piazza era deserta e l’ombrello rosa di Martin non ce la faceva a stare aperto tanto era il vento che tirava. Lungo il ponte sopra il fiume viaggiavano le auto dei pendolari di ritorno a casa da lavoro, sicuramente in una di quelle auto c’era suo padre, ma sarebbe stato troppo distratto per vederlo camminare sul ciglio e dargli un passaggio. Il cielo piangeva ancora quando Martin arrivò alla porta di casa sua, e all’orizzonte ormai la linea dell’imbrunire era sparita del tutto lasciando posto al buio.

Forse in quelle auto che aveva visto prima sul ponte suo padre non c’era, in realtà. Era tornato prima da lavoro quella sera, era già in cucina a parlare con sua madre. A urlare a dire il vero, si urlavano addosso come anatre impazzite e lo starnazzare cessava solo dopo che Martin buttava lo zaino per terra facendo sbattere le ruote sul pavimento per farsi sentire. Credevano che fosse stupido, ma lui certo non lo era, sapeva benissimo che una volta che fosse salito in camera sua al piano di sopra, avrebbero ricominciato la loro guerra.

Ci voleva lui, se quella era una guerra e Martin voleva sopravvivere, ci voleva il suo guerriero a proteggerlo. Stava seduto sul letto con la gamba sinistra accavallata alla destra in modo da far stare il fumetto in pari sulle sue ginocchia. Lo guardava, guardava le scenette susseguirsi una dopo l’altra e in ogni pagina compariva quell’uomo con la spada.

Aveva tanto voluto che fosse lì con lui.

Dopo un’alzata di sguardo seguendo con gli occhi un rumore sospetto, si voltò verso la finestra alle sue spalle e lui era lì, immobile, ad osservarlo.

Martin si alzò di scatto dal letto e respirò forte cercando di non chiudere le palpebre per paura che, una volta riaperte, lui sarebbe sparito, ma questo non successe. Continuarono a fissarsi per alcuni istanti, il guerriero teneva lo sguardo fisso davanti a sè al di là di quella sua maschera trasparente, mentre Martin muoveva su e giù la testa per seguire il suo profilo. Era proprio uguale, la sua tuta nera spiccava su tutto, assomigliava a un power ranger come quelli che suo nonno gli comprava da piccolo, ma non era proprio uguale.

Questo guerriero era vivo, era accanto a Martin e quella notte faticò ad addormentarsi per paura di perderlo.

La mattina arrivò come tutte le altre, ma era sabato e la scuola non c’era. Quella mattina era diversa, Martin si vestì e prima di scendere indossò il cappotto, ma come avrebbe fatto a passare inosservato davanti a sua madre tenendo il guerriero per mano come un amico di vecchia data? Decise di provare, magari sua madre non si sarebbe accorta di niente, l’avrebbe salutato senza alzare lo sguardo dal suo libro preferito, senza alzarsi dal divano per controllare se la cartella era pronta, se la merenda era nella tasca interna, dimenticandosi che le lezioni sarebbero riprese solo il prossimo martedì, per dare a Martin un bacio di “buona giornata”.

Una volta in strada nessuno si accorse di lui, ma a lui non importava. Girava per la città per mano a un guerriero in nero, e allora? Era libero di aprire il suo ombrello rosa anche in presenza dei bulli, tanto il guerriero l’avrebbe protetto. Si sentiva forte, sicuro di se, si voltava in continuazione ruotando la testa di 180° per osservare meglio quella strana figura che gli camminava accanto.

Presto fu l’ora di pranzo e Martin ordinò una coca cola grande al fast food, si sedette ad un tavolo col suo guerriero di fronte e non si preoccupava minimamente di ciò che avrebbe pensato la gente, a partire dalla cassiera, vedendolo sorridere tra un sorso alla cannuccia e l’altro.


3 risposte a "Guerriero (pt.2)"

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