25 novembre

Oggi è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

MMM… Ok, va bene.

Iniziative, manifestazioni, scarpe rosse.

Ma davvero tutto questo serve?

“è colpa degli uomini” hanno detto.

Io ho dei seri dubbi, però possiamo dire che sono parzialmente d’accordo.

Ma a parte questo… Dicono “denunciate”, “reagite”, “non fatevi calpestare”

Poi dopo ti fai un giro tra le storie delle persone e scopri che quella povera ragazza siciliana aveva denunciato 12 volte prima di essere uccisa dal suo aguzzino.

Dodici.

Ha lasciato tre figli, e fortunatamente qualcuno sta lottando al posto suo perché lei non può più farlo.

Perché non è stata ascoltata, non è stata capita e non è stata protetta anche dopo aver chiesto aiuto.

Allora mi domando: a cosa serve urlare di denunciare, di non avere paura, di farsi sentire e di chiedere aiuto se poi non viene fatto niente?

Che diamine dobbiamo fare per non sentirci condannate? Per avere anche solo un briciolo di speranza che l’incubo finisca e finisca con la vita invece che con la morte?

Qui qualcosa deve cambiare, a partire dalla mente delle persone.

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11 risposte a "25 novembre"

  1. Purtroppo hai ragione!! Questa estate ho provato a chiamare il numero unico per le emergenze per chiedere l’intervento dei vigili del fuoco su un incendio che stava divampando e la voce “””Automatica””” che mi ha risposto ha detto che gli operatori erano tutti impegnati. Se avessi telefonato per segnalare di essere aggredito da un omicida? Avrei dovuto mettere il telefono in viva voce per chiedere al potenziale assassino di ritardare vista la situazione!!

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    1. Esattamente… Le donne che trovano il coraggio di denunciare dovrebbero essere ascoltate e protette, non si può tollerare che una donna che chiede aiuto venga presa sotto gamba e abbia paura tutti i secondi di tutti i giorni di essere fatta fuori da un momento all’altro…

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  2. Io nutro poca speranza nella mente delle persone, inteso come genere umano in senso ampio. Gli uomini che picchiano le donne e qualunque altra variante di individuo sottomesso e indifeso, siano bambini anziani malati o animali, non cambieranno mai. La sola medicina che possono comprendere è la loro, ma se una donna maltrattata osasse reagire con la forza rischierebbe di scatenare una bestia ancora più feroce, a proprio ulteriore discapito, e magari pure la beffa di vedersi incriminare per lesioni personali in luogo del proprio aguzzino. Molto meglio cercare di scappare e far perdere le tracce, a costo di dover stravolgere la propria vita, cosa pur sempre preferibile al perderla o al viverla nel terrore o sotto tortura. Oppure riuscire a incutergli paura, all’aguzzino, ma tanta, abbastanza dal dissuaderlo per sempre. Non saprei in che modo, ma non dubito che le associazioni in difesa delle donne possano avere elaborato, al riguardo, qualche buona idea. Del tipo concreto e praticabile, che le chiacchiere stanno a zero.

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