An alternative Christmas

Il giorno di Natale per me è sempre stato importante, lo attendo con gioia e -soprattutto da bambina- era per me uno dei migliori in assoluto in capo ad un intero anno.

Mi svegliavo la mattina con l’adrenalina addosso, tiravo calci al piumone per levarmelo di dosso, scendevo le scale a due a due e correvo a vedere cosa Babbo Natale aveva riservato per me.

Poi controllavo che avesse mangiato i biscotti e bevuto il bicchiere di latte che gli avevo lasciato e che dovevano servire per rifocillarlo, per rendere più piacevole il resto del suo viaggio, e ogni volta trovavo sul piattino le briciole della pasta frolla.

Anche più tardi, una volta cresciuta, ho sempre adorato le festività di questo periodo e ogni 8 Dicembre non vedevo l’ora di tirare fuori albero, palline e lucette dagli scatoloni, anche se poi questi giorni passano in fretta e mi sembra che il momento di rimettere tutto via arrivi fin troppo presto.

Insomma per me il Natale è gioia, colori, luminarie accese e grandi pranzi in famiglia.

Quest’anno però, per la prima volta in venticinque anni, ho deciso di evadere.

Non perchè abbia cambiato idea riguardo a tutto ciò ma perchè, sinceramente, essere costretta a trascorrere la giornata in compagnia di alcuni parenti-serpenti stava iniziando a provocarmi un leggero principio di claustrofobia…quindi, anche se mai lo avrei creduto e anche se tutt’ora faccio fatica a rendermene conto, ho preparato un bagaglio e sono fuggita, via dalla “prigione” che mi hanno per forza creato.

Fortunatamente io di quella “prigione” ho la chiave, si chiama libera scelta.

Così, con un pochino d’amaro in bocca (che è subito passato), io che per tutta la mia esistenza ho sempre preso per matti quelli che vanno a ballare il 25 Dicembre o che fissano i viaggi per star fuori invece che in famiglia, mi sono ritrovata in Liguria, lontana quasi 200 chilometri dai crostini con le cipolline e il tonno, e da tutti i miei pacchetti regalo.

Quando siamo arrivati a Portofino era praticamente tutto deserto e ogni attività commerciale aveva i bandoni abbassati, tranne che per qualche negozio e bar.

Quel che funzionava perfettamente era il parcheggio situato accanto al capolinea dell’autobus: 5,50 euro l’ora, un po’ tantini direi…

C’era una pace e una tranquillità che mi ha subito placato i nervi, il mare era piatto e i sentieri in mezzo alla natura che abbiamo percorso per arrivare al castello e poi al faro mi hanno stecchita, ma anche rianimata di quello spirito da gitante curiosa che mi sorprende ogni volta che visito un posto nuovo.

L'immagine può contenere: oceano, cielo, montagna, spazio all'aperto, acqua e natura

Spostandoci a Rapallo, verso sera, siamo rimasti incantati da quella miriade di luci colorate che caratterizzavano il lungomare, a partire dalle alte palme illuminate di verde.

Il castello sembrava voler dominare tutto, svettava luccicante e rifletteva la sua sagoma sul pelo dell’acqua, smossa solo da quel filino di vento piuttosto caldo.

Al suo interno era stata allestita una specie di mostra natalizia, tutto o quasi era fatto di stoffa e pannolenci e in ogni angolo si poteva ammirare un ambientazione diversa, anche se tutte in fondo rimandavano al “padrone di casa”: Babbo Natale, un ometto simpatico e gentile che ti faceva sedere sulle sue ginocchia e ti chiedeva quale fosse il tuo desiderio, ma io non ho voluto dirglielo, avevo paura che non si avverasse 😛

L'immagine può contenere: notte e spazio all'apertoL'immagine può contenere: camera_da_letto e spazio al chiuso

L'immagine può contenere: cibo

I mercatini di Natale ti trasportavano nella loro dimensione e ti inondavano coi loro profumi di dolci e frittelle, i campanellini suonavano e il Luna Park, in fondo al lungo viale, ti regalava un’atmosfera quasi surreale perchè la musica alta delle giostre ti si infilava nei timpani ed era sicuramente in netto contrasto con tutta quella tranquillità e quelle classiche canzoni di festa.

La mattina seguente, quella del 25, abbiamo trascorso quasi un’ora al buffet della colazione.

Non so descriverlo con altre parole, adoro i buffet!

Soprattutto quelli belli e fatti bene degli hotel, quelli che occupano tre tavoli grandi e che ti offrono cornetti, caffè, latte e dolcetti vari, ma anche bacon e uova strapazzate, frutta sciroppata, formaggi, marmellate e fette di torta giganti!

Più tardi, bagnati da un’intensa e fastidiosa pioggerella, ci siamo goduti il panorama -anche se nebbioso ed inquietante- salendo in alto, fino a 600 metri slm, per raggiungere il santuario di Montallegro tramite la funivia.

Una volta arrivati in cima ci siamo rimasti un po’ male perchè non c’era altro se non quella bellissima chiesa, ma devo dire che fare dieci minuti di dondolio dentro quella cabina vecchio stile ne è valsa la pena.

L'immagine può contenere: montagna, cielo, spazio all'aperto e natura

L'immagine può contenere: cielo, albero, spazio all'aperto e natura

Purtroppo, subito dopo essere scesi, ha iniziato a diluviare, quindi abbiamo dovuto prendere la decisione di rimetterci in viaggio verso casa.

Una volta arrivati erano già tutti andati via ed era buio, ma il nostro alberino in salotto era illuminato…abbiamo aperto i regali e questo, per fortuna, mi ha fatto sentire di nuovo dentro la mia amata tradizione 🙂

E le grandi abbuffate??

Tranquilli, c’è sempre tempo e spazio per una mangiata di quelle coi fiocchi!

Santo Stefano, infatti, lo abbiamo passato dalla nonna…lasagne, tortellini, crostini di ogni genere, barbecue e dolci buonissimi!

Poi, ovviamente, la classica partita a carte, giusto per evitare di smaltire…così la mia dentista, la prossima volta che mi vede, avrà un buon motivo per fare le sue considerazioni! xD

 

Buone feste a tutti, anche se in ritardo, ed un felice nuovo anno 😀

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7 risposte a "An alternative Christmas"

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