Quelli che parlano per gli altri

Io non lo so cos’è ragazzi…

Sarà il caldo, sarà che vedo le ferie lontanissime, sarà che un lavoro “al pubblico” ti porta a pensare a quanta pochezza ci sia nelle persone…non lo so cos’è, vi dico la verità, so solo che, da quando sono entrata in questa gelateria, ogni giorno è polemica.

Dentro di me, s’intende…o al massimo con le mie colleghe…ma come si fa a non sparlottare davanti a certe situazioni?

E vi giuro che ce ne sono di interessanti!

Interessanti, si fa per dire…sarebbe meglio definirle quasi drammatiche.

Degli “affari interni” per ora preferisco non parlarne (anche se ce ne sarebbe da dire di crude e di cotte), voglio concentrarmi su quello che vedo al di là del banco, dopo la sfilza dei gusti messi in fila, subito dopo il vetro: i clienti.

Di quelli che entrano e chiedono nocciola e pistacchio a diritto senza nè buongiorno nè buonasera e senza specificare se cono, coppetta o vaso di fiori ve ne avevo già un po’ chiacchierato…oggi invece voglio “chiacchierarvi” di quelli che parlano per gli altri.

Mi spiego meglio:

Entrano in due:

Un ragazzo. Alto, biondiccio, occhi azzurri e un bel sorriso.

Una ragazza. Bruna, carina, bel fisico, abbronzata e piena di lentiggini.

Si tengono per la mano, arrivano davanti alla vetrina.

Io dico “ciao”, lui alza lo sguardo e risponde “ciao, diamo un’occhiata”.

Non so cosa ci sia da “occhiare” dato che vengono tutti i santi giorni anche due volte al giorno e dato che da circa due mesi i gusti sono sempre gli stessi però ok, perfetto, occhiate quanto vi pare…io mi metto buona ad aspettare e vedo che borbottano qualcosa tra di loro.

Finito il cicaleccio lui alza di nuovo lo sguardo verso di me, io gli sorrido per la terza volta e lui mi fa: “allora, per me un cono da due con cremino e cioccolato”

Io mi metto all’opera ed eccolo, pronto, prendilo e lecca che sennò si scioglie!

Glie lo porgo poi chiedo, rivolgendomi alla ragazza, “e per te?”

Lei non mi risponde, guarda lui e lui fa: “per lei un cono da uno e mezzo con solo fiordilatte e…(verso di lei:) allora ce la vuoi la panna?”

lei annuisce come un uccellino e lui continua: “e un po’ di panna montata se ce l’hai, grazie”

A quel punto non riesco a trattenere uno sguardo di disappunto, arriccio le labbra, sospiro, le faccio il cono, metto la panna, glie lo porgo e lei lo prende con la sinistra, perchè sulla destra ha già quello di lui mezzo leccato, così che lui abbia le mani libere per venire a pagare.

Siamo alla cassa: gli faccio il conto e dico “sono 3 euro e 50”.

lei, dalla sua postazione di “appendiconi” sbraita e fa: “prendi anche un’acqua!”

Lui mi porge i soldi e io gli do la bottiglietta, che è sempre troppo poco fredda se siamo di giorno e che è sempre troppo ghiaccia se siamo di sera.

Ciao, a domani, e amici come prima.

Ora…

Qualcuno mi spiega questa tizia che cacchio di problemi ha?!

Certo io sto parlando di lei perchè, come vi ho detto, loro sono clienti abituali…ma vi posso giurare che ce ne sono un sacco -un sacco!- che fanno così!

Io capisco i bambini, cavolo…quelli più timidi arrivano, scelgono, poi si nascondono dietro le gambe dei genitori e anche se loro insistono dicendo: “amore devi dirlo alla tata, quali gusti vuoi?”

I baby non collaborano quindi finisce con: “Ah, ti vergogni?…ahahah! Allora glie lo dico io, vai…un cono piccolo piccolo con solo yogurt”

E sono bambini…ci si può aspettare…

ma quella cacchio di ragazza -grande, vaccinata, emancipata, e dotata di corde vocali perfettamente funzionanti– che problemi ha?!

Mi viene la rabbia!

Vorrei urlargli dietro “che c’è? Non sai fare una frase? Non sei abbastanza indipendente? la dignità dove l’hai messa, in tasca?!”

Non riesco a capire se tra i due la “zerbina” è lei, che si fa schiacciare dalla presenza maschile (ma non credo, visto che lui sembra molto carino e gentile) o se in realtà lei ha troppa puzza sotto il naso per parlare con una gelataia e quindi fa parlare lui con noi povere plebee, utilizzando il fidanzato come interprete, fattorino, e chissà che altro!

Mi prudono le mani, davvero…meglio se mi calmo, perchè alle 16 entro, e fino a mezzanotte è banda!

Baci ❤

 

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12 risposte a "Quelli che parlano per gli altri"

  1. Noi andiamo di solito in una gelateria ottima ma davvero piena di clienti.
    Poiché siamo in 3 (io, moglie, figlio), ed è già intasata di clienti, di solito mi metto in fila solo io raccogliendo le ‘ordinazioni’ degli altri 2. I quali cambiano idea 47 volte fino al momento in cui arriva il mio turno.
    Non posso mandarli a quel paese perché
    1) sono moglie e figlio
    2) troppa gente mi sentirebbe
    e così prendo e pago e faccio l’equilibrista perché portare fuori 3 coni con due sole mani non è semplicissimo.

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    1. Ahahah caspita spesso anche questo! E mi sembra anche giusto, perché magari moglie e figlio aspettano fuori e si accomodano… È insensato fare la fila in tre, soprattutto se il locale è piccolo… Ieri sera per esempio è entrato un ometto piccolo e tozzo, si è avvicinato alla cassa e mi ha detto “intanto te li pago, poi li porto fuori un po’ per volta. Sono 12 coni da un euro e 50”
      Poveretto, gli hanno fatto fare da cameriere mentre tutti e 11 gli altri erano fuori comodi comodi 😂

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    1. Sì guarda, io non pensavo… Perché avevo lavorato al pubblico soltanto un’altra volta un anno ma in un contesto completamente diverso… È una lotta, tutti i giorni!
      Comunque fosse il male del gelato… Secondo me quella non sa cavare un ragno dal buco nemmeno nel resto… Sembra che abbia bisogno dell’accompagnamento come gli anziani! E ha 20 anni!

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