Catania in dodici ore!

Cosa succede quando si ha un buono Ryanair in scadenza, la signorina gentile della chat ti dice che non si può prorogare, non si può allungare, non si può fare un cacchio se non usarlo? Beh, si usa.

Data la mia solita fortuna non avevo giorni da poter prendere a lavoro quindi l’unica soluzione possibile era utilizzare il giorno libero, ed ecco che viene fuori Catania in dodici ore.

Partiamo da Pisa domenica mattina, arriviamo all’aeroporto di Catania (con un ritardo di un’ora, maledetti!) alle 12,30 e prendiamo l’Alibus al volo, subito di fronte all’uscita degli arrivi. Con 4 euro ed in circa mezz’ora siamo in centro, l’Alibus ci scarica su via Etnea (la via principale) e, vista l’ora, decidiamo di andare a mangiare qualcosa prima di fare il check in in hotel.

Ci infiliamo in un vicolo e pranziamo con un sostanzioso piatto di pasta con le sarde e mollica abbrustolita per me 😍​, mamma invece prende i tagliolini al nero di seppia, poi smezziamo degli involtini di pesce spada che però non ci sono piaciuti per niente, forse non ci hanno trattate troppo bene perchè avevamo prenotato con The Fork, motivo per cui non metterò il nome del ristorante…peccato però perchè i primi erano davvero ottimi!

Attraversiamo un tratto di via Etnea e imbuchiamo Via Pacini, la traversa in cui si trova il nostro hotel.

I palazzi sono tutti vecchi e tenuti piuttosto male, però l’hotel Gresi è stato da poco ristrutturato, quindi -anche se si entra da un portone cigolante e si salgono scale piccole e ripide- una volta dentro ci si ritrova tra soffitti affrescati e pareti colorate di un giallo molto accogliente.

Ho apprezzato molto la reception aperta 24 h su 24, il personale gentile e la pulizia delle stanze. Magari un po’ da rivedere la colazione perchè i cornetti erano secchi, però per il prezzo pagato ci può stare.

Facciamo un check in veloce ed usciamo di nuovo per ritornare su via Etnea e ci troviamo davanti Villa Bellini. L’ingresso del parco è veramente spettacolare, c’è una lunga scalinata che parte dai lati di una bellissima fontana e che porta ad una piazzetta contornata da panchine ombreggiate, con al centro un gazebo in ferro. Il patrimonio botanico di questo giardino è sicuramente importante e negli anni il parco è stato valorizzato inserendo al suo interno attrezzature sportive e spazi per eventi. La cura dei suoi spazi, i suoi viali ed i suoi alberi lo hanno fatto eleggere il principale polmone verde della città, dove i catanesi amano rilassarsi.

Proseguiamo verso Piazza Stesicoro alla ricerca dei resti dell’anfiteatro romano, oggi protetto da ringhiere e dimezzato per grandezza per lasciare spazio alle case ed ai palazzi, ma una volta era secondo solo al Colosseo e veniva riempito d’acqua per poter svolgere le neumachie, ovvero delle battaglie navali.

Con le spalle all’anfiteatro ci si trova davanti alla statua dedicata a Bellini e si continua su via Etnea, fino ad arrivare al Duomo, ma non senza prima aver fatto una deviazione per piazza Vincenzo Bellini per ammirare il bellissimo teatro e per perdersi tra le vie di San Berillo, il quartiere della street art.

Tornando a noi, stavamo parlando della cattedrale di Sant’Agata, ovvero il Duomo di Catania, accolto in una grande piazza con al centro la statua dell’elefantino. Devo dire che questo povero animale ha gli occhi un po’ spiritati, però è veramente una statua carina, piazzata sopra ad una specie di obelisco a sua volta piazzato su dei gradoni che sorreggono una fontana.

A lato della piazza, dirigendosi verso la Pescheria, si può ammirare la fontana dell’Amenano che i catanesi a quanto ho capito chiamano “la fontana del lenzuolo” perchè l’acqua che scende copiosa sembra davvero un lenzuolo che va a finire nel fiume sottostante.

Alle spalle di questa fontana c’è la Piscarìa (la Pescheria), ovvero il mercato del pesce di Catania, ben riconoscibile dall’odore e dalle grida dei commercianti che invogliano i cittadini ad acquistare la loro merce esposta sui banchi. Sicuramente un momento di tipicità siciliana, sia per il pesce freschissimo sia per l’atmosfera che si crea e che riecheggia nelle strade circostanti.

Da qui imbocchiamo via Gisira, la via degli ombrelli, così chiamata perchè basta alzare gli occhi per rendersi conto delle centinaia di ombrelli colorati che sostituiscono il cielo in questa parte della città -e non solo- e che catturano l’attenzione dei turisti e dei passanti. Si dice che questa istallazione sia stata fatta sulla scia di quella portoghese ad Agueda, quel che è certo è che le attività in questa zona sono ben felici che questa spettacolare particolarità attiri visitatori.

Proseguendo il nostro giro sbuchiamo in Piazza Federico di Svevia, dove è collocato il Castello Ursino, una costruzione che prima sorgeva sul mare. Era stato costruito come fortezza per difendere la città dagli attacchi, poi l’eruzione dell’Etna del ’69 (che fortunatamente non ha arrecato danni al castello in sè), ha spostato la linea di costa, ottenendo come risultato che adesso il castello sorge un po’ più lontano dal mare.

Ho sentito questa spiegazione sul trenino che abbiamo preso per fare il giro del centro in totale relax prima di ripeterlo a piedi per spulciarne i dettagli e sono rimasta affascinata dal fatto che la lava possa aver “alzato di peso” il castello per spostarlo verso l’interno.

Mentre ci dirigiamo verso piazza Dante per ammirare la chiesa ed il monastero di San Nicolò La Rena (detto anche monastero dei benedettini), sostiamo al Teatro Romano che vale una visita (costo del biglietto 6 euro).

Per dissetarci dalla camminata -ci sono ancora 25 gradi!- siamo indecise se concederci un seltz, la famosa bibita frizzante al limone, oppure una spremuta di melograno ma, data la presenza di un chioschetto che offre spremute di tutti i generi, scegliamo la seconda opzione.

Siamo quasi al tramonto, per tornare verso piazza del Duomo percorriamo Via dei Crociferi, un vero e proprio museo barocco a cielo aperto grazie alla presenza di numerose chiese, arriviamo in piazza università e riscendiamo la via Etnea.

Arriviamo alla Badia di Sant’Agata, situata in via Vittorio Emanuele (stradina parallela alla cattedrale), giusto in tempo per salire sulla cupola ed ammirare il panorama sull’intera città. Per salire ci sono delle piccolissime scale a chiocciola ma lo spettacolo del’etna e di tutto l’orizzonte vale l’attesa e la sensazione di claustrofobia passa appena si mette piede sulla terazza 🙂

Il nostro giro finisce con una cena in una tipica trattoria siciliana, la nuova trattoria del forestiero, che mi sento di nominare perchè ci siamo trovate molto bene e perchè offre piatti tipici a prezzi giusti.

Dopo cena ci concediamo un altro giretto solo per assaggiare un dolce e finire in bellezza, optiamo per la brioscia col tuppo da Don Peppinu, veramente golosa! 🤤​

Il giorno dopo abbiamo giusto il tempo per una colazione e per recarci da Spinella, subito davanti a Villa Bellini sulla via Etnea, per comprare degli arancini (delle arancine?) da portar via, per poi riprendere l’Alibus e tornare in aeroporto.

Stancante, non posso dire il contrario, ma un’avventura che ripeterei volentieri! (eliminando il ritardo dei voli Ryanair 😑​)

Baci.

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8 risposte a "Catania in dodici ore!"

  1. Avete fatto più che bene. Una occasione che nemmeno io avrei lasciato perdere, e che ti ha permesso di visitare, anche se solo per un giorno, una bella città ammirando l’Etna dall’alto. Ottima decisione.

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  2. Ho visto un paio di città della Sicilia durante un tour, Catania l’ho adorata, ha dei colori splendidi. Avete fatto benissimo ad approfittare anche del poco tempo, sembra così ma in realtà si riesce a vedere tanto

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      1. Grazie a te per la risposta! Anche se non vale nulla rispetto al tuo, anch’io ho appena pubblicato un nuovo post… spero che ti piaccia! 🙂

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